Ci siamo lasciati nello scorso articolo, chiudendo il discorso “funzioni esecutive” ma lasciando la porta aperta su altre questioni. I lobi frontali, e in particolar modo le zone prefrontali, sono sede di molto altro, come ad esempio la gestione di alcuni tratti della nostra personalità.


Cos’è la personalità?

La personalità è definibile come un insieme particolare di pattern comportamentali, di pensiero ed emotivi che persistono nel tempo e hanno una funzione principalmente adattiva. In altre parole, è la base del nostro funzionamento: un complesso composto da determinate modalità di comportamento, di pensiero e di reazione emotiva, che ci serve per affrontare le situazioni quotidiane.

Ad esempio, se ci fate caso, esistono persone che apprezzano i momenti di solitudine, altre che cercano sempre la compagnia di qualcuno; chi ama il rischio e chi, invece, preferisce la sicurezza; chi è diffidente di natura e chi si fida maggiormente delle persone ecc. Insomma, ognuno di noi ha delle caratteristiche peculiari che etichettiamo con il termine “personalità”.

Lo sviluppo di questa avviene tramite l’interazione di diversi fattori biologici, psicologici e sociali. Il corpo, la mente e le relazioni sociali concorrono tutte a plasmare la nostra personalità e ad influenzare, quindi, il nostro funzionamento.

Teorie di personalità

Teoria umorale

Già nel IV sec. a.C. Ippocrate parlava dell’esistenza di diversi tipi di personalità. In seguito, la sua teoria fu ripresa e perfezionata da Galeno nel II sec. d.C. Costoro credevano che nel corpo fossero presenti quattro umori (o fluidi): la bile gialla, la bile nera, il flegma e il sangue. Le persone venivano, quindi, classificate sulla base del loro temperamento determinato dalla predominanza di uno di questi umori. Sarebbero esistiti, quindi, quattro tipi di personalità:

  • Collerica: i collerici avevano un eccesso di bile gialla, per cui si ritrovavano con un carattere irascibile e irritabile;
  • Melanconica: i melanconici avevano un eccesso di bile nera e avevano un carattere pessimista e tetro;
  • Flemmatica: i flemmatici avevano un eccesso di flegma, ritrovandosi con un carattere indolente, calmo e difficilmente eccitabile;
  • Sanguigna: i sanguigni avevano un eccesso di sangue, per cui si ritrovavano con un carattere allegro e passionale.

Frenologia

Nell’800, Franz Gall affermò invece l’esistenza di 27 diverse facoltà mentali, corrispondenti a diversi attributi psicologici individuali. Queste erano associate ognuna ad una particolare zona del cervello, per cui quelle più sviluppate determinavano, delle prominenze nelle relative aree cerebrali. Queste ultime, a loro volta, facevano crescere delle bozze sull’osso cranico e, studiandole, era possibile risalire alle facoltà più sviluppate in ogni individuo (da qui il detto: “ha il bernoccolo per la matematica/la musica ecc.”). In sostanza, Gall era convinto che personalità e conformazione del cranio fossero collegate in qualche modo.

Dai tipi di personalità ai “tratti di personalità”

Ad oggi, i ricercatori rifiutano l’idea dell’esistenza di vari tipi di personalità e si preferisce piuttosto parlare di tratti di personalità. Il tratto è una caratteristica personale quantificabile e stabile, che si configura come una disposizione ad agire, a reagire o a pensare in un determinato modo, indipendentemente dal variare delle circostanze e delle persone che ci circondano. Le differenze tra le persone sarebbero date, quindi, dal grado in cui i diversi tratti sono posseduti, più che dalla presenza o assenza di questi.

Uno dei tratti di personalità è l’estroversione, ossia un continuum che viaggia dal polo “introverso” a quello “estroverso”. Le persone si differenziano dal grado in cui si posizionano su questo continuum. La stessa cosa vale per tutti gli altri tratti di personalità.

Il primo ad utilizzare il concetto di tratto fu Gordon Allport all’interno della sua teoria. Secondo lo studioso, un tratto non definirebbe con esattezza il comportamento di una persona ma, semplicemente, determinerebbe delle potenzialità di risposta. Degno di nota è, poi, il modello di personalità a 5 fattori, anche conosciuto come Big Five Model. Partendo da teorie precedenti, tra la fine degli anni ’80 e inizio degli anni ’90, McCrae e Costa suggeriscono l’esistenza di 5 dimensioni primarie di personalità:

  • estroversione/introversione: continuum che possiede due poli opposti, da un lato la forte attività, la ricerca di stimoli e sensazioni, la predilezione della compagnia di altri e la socievolezza e dall’altro predisposizioni totalmente contrarie;
  • nevroticismo: continuum che va da caratteristiche quali la stabilità emotiva, la calma, la pacatezza a predisposizione totalmente opposte;
  • apertura all’esperienza: continuum che parte da caratteristiche come la creatività, l’originalità, la curiosità intellettuale e la fantasia per arrivare a predisposizioni all’esatto opposto;
  • amabilità: continuum che oscilla tra il polo della fiducia nell’altro, l’altruismo, l’empatia e caratteristiche contrarie;
  • coscienziosità: continuum che possiede da un lato predisposizioni come il senso del dovere, l’autodisciplina, l’affidabilità, la precisione e dall’altro caratteristiche opposte.

Test di personalità

Big Five Questionnaire

Sulla base di questa teoria è stato creato un questionario per analizzare queste cinque dimensioni e valutare sulla loro base la personalità di un individuo (Big Five Questionnaire, Caprara – 1993). È formato da 134 frasi, che devono essere valutate dal soggetto su una scala da 1 (assolutamente falso per me) a 5 (assolutamente vero per me). In particolare, misura 5 differenze individuali considerate le più salienti e socialmente rilevanti: energia (disposizione fiduciosa ed entusiasta verso le relazioni interpersonali), amicalità (disposizione verso l’altruismo e la presa in carico dell’altro), coscienziosità (disposizione ad essere precisi, accurati e perseveranti), stabilità emotiva (tendenza al controllo degli stati emotivi e degli impulsi), apertura mentale (apertura verso nuove idee, valori e sentimenti).

Test proiettivi

Per capire meglio il funzionamento di una persona, però, possono essere utili anche i test proiettivi come il Test di Rorschach o il TAT (Test di Appercezione Tematica di Murray) che si basano sull’idea che di fronte ad un immagine ambigua la persona tenda a proiettare su di essa il proprio mondo interno (fantasie, ricordi, significati personali ecc.) piuttosto che osservarla in maniera oggettiva. Sono entrambi test di matrice psicoanalitica, derivanti quindi dalla corrente di pensiero propria di Freud.

Il test di Rorschach si basa sull’interpretazione di macchie d’inchiostro speculari. La loro lettura dipenderebbe dal vissuto delle persone, per cui, partendo dalle loro risposte, sarebbe possibile risalire alla loro personalità.
Il TAT si basa sull’interpretazione di immagini che raffigurano situazioni ambigue. Le persone, partendo dagli elementi mostrati, cercheranno di costruire una storia, mettendo inevitabilmente loro stessi all’interno.
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MMPI

Ad oggi il test probabilmente più diffuso per valutare la personalità è probabilmente l’MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory), ossia un test ad ampio spettro per valutare le principali caratteristiche strutturali di personalità e i disordini di tipo emotivo. Si tratta, fondamentalmente, di un questionario costituito da 567 frasi a doppia alternativa di risposta (“vero” o “falso”) ed è composto da diverse scale con funzioni diverse: scale di validità (misurano l’accuratezza e la sincerità della persona nel compilare il questionario), scale cliniche di base e relative sottoscale (misurano le dimensioni più significative della personalità), scale supplementari (approfondiscono la trattazione dei problemi clinici e dei vari disturbi), scale di contenuto e relativi componenti (descrivono diverse variabili di personalità).


Conclusioni

In questo articolo abbiamo delineato il costrutto di personalità, imparando che si tratta di un insieme di schemi comportamentali, di pensiero o emotivi che hanno una probabilità maggiore di essere messi in atto. Il loro uso, però, non dipende dalle circostanze. Piuttosto, li descriverei come delle disposizioni reattive generali di natura bio-psico-sociale.

Abbiamo dato, poi, una panoramica su alcune sue storiche teorie come la teoria umorale, la frenologia e le teorie dei tratti. Infine, abbiamo accennato ad alcuni dei principali test per valutare la personalità.


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Categorie: Personalità

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