I disturbi dell’attenzione sono un tema complesso e vasto, ma cercheremo di trattarli per gradi. Partiamo da dove ci siamo lasciati: nello scorso articolo abbiamo introdotto un’importante funzione cognitiva che presta servizio alla percezione, ossia l’attenzione. Dati i limiti di spazio e di tempo dei nostri processi percettivi, questi ultimi si avvalgono di un filtro che permette loro di trattenere le informazioni importanti e scartare quelle inutili. 

Tutto quello che abbiamo detto finora sull’attenzione, però, è legato al suo funzionamento tipico, ossia in condizioni sane. In seguito a lesioni o disfunzioni cerebrali, è possibile che il funzionamento del filtro attentivo si alteri e dia come conseguenza dei disturbi attentivi



I disturbi dell’attenzione: quali sono le principali cause e manifestazioni?

I disturbi dell’attenzione possono essere causati da molteplici fattori e avere una discreta variabilità di manifestazioni (abbiamo visto nello scorso articolo che l’attenzione ha diverse componenti). Si possono presentare:

  • in seguito ad un danno cerebrale dovuto a cause neurologiche (es. ictus, traumi cranici o malattie neurodegenerative come la demenza) 
  • dentro a disturbi del neurosviluppo quali disabilità intellettiva, ADHD disturbo dello spettro autistico
  • nei disturbi quali la depressione o l’ansia (in questi casi le persone lamentano problemi di concentrazione e forte distraibilità)
  • all’interno di condizioni di forte stress, stanchezza, burnout, insonnia, alcolismo, assunzione di stupefacenti o di certi farmaci (es. ansiolitici)

I disturbi attentivi, però, non si limitano solamente ai problemi di concentrazione, che riguardano il suo mantenimento per l’intera durata di una attività (attenzione sostenuta). 

Infatti, possono riguardare anche frequenti sviste sui compiti (attenzione selettiva), confusione nei confronti di due attività portate avanti in contemporanea (attenzione divisa) o la cosiddetta “perdita del filo” su attività portate avanti in alternanza (attenzione alternata).

Di seguito porteremo 3 esempi di sindromi fortemente associate ai disturbi dell’attenzione.

Disturbi dell’attenzione: il Neglect

Per quanto riguarda il neglect (anche chiamato eminattenzione o negligenza spaziale unilaterale) è opportuno un paragrafo a parte. Si tratta di un particolare disturbo attentivo associato a lesioni generalmente localizzate nell’emisfero destro, in particolare nel lobo parietale.

Vi ricordate di Giulia? L’abbiamo presentata nell’articolo “Alla scoperta di Mr.Brain” e, grazie alla sua storia, siamo giunti alla conclusione che si trattava di un chiaro caso di neglect. I pazienti come Giulia non prendono più in considerazione lo spazio sinistro e sembrano “dimenticarsi” della sua esistenza.

Ad esempio, esistono persone con neglect che non prendono in considerazione la parte sinistra del loro corpo. Costoro potrebbero presentarsi vestiti o pettinati solo nella parte destra o, addirittura, potremmo vederli con un bel viso rasato nella metà destra e un barbone stile Gandalf dall’altro lato. 

Questi esempi vanno sotto il nome di neglect personale poiché riguarda lo spazio corporeo della persona. Esistono, però, altri tipi di neglect:

  • Peripersonale: riguardante quello spazio che circonda il nostro corpo e funge da interfaccia anticipatoria multisensoriale e motoria per l’interazione con l’ambiente (Teneggi, Canzoneri, Di Pellegrino e Serino, 2013). In altre parole, è uno spazio che sentiamo come nostro e ci permette di interagire nell’immediato con degli oggetti che si trovano vicini a noi. Una persona con neglect peripersonale potrebbe, ad esempio, mangiare solo nella parte destra del piatto e non accorgersi che a sinistra ha ancora del cibo oppure potrebbe leggere solo la metà destra delle pagine di un libro e quindi alla fine non capirci nulla.
  • Extrapersonale: riguardante lo spazio che si trova lontano dal nostro corpo e, quindi, non raggiungibile dai nostri arti. Una persona con neglect extrapersonale, ad esempio, potrebbe non accorgersi di eventi che avvengono nello spazio di sinistra.

Simulazione di attività carta-matita in paziente con neglect peripersonale

Il neglect, però, può differenziarsi anche in base alle coordinate di riferimento. Fino ad ora, abbiamo preso in considerazione lo spazio dal punto di vista del paziente, infatti la “destra” e la “sinistra” sono definite in base alla sua prospettiva (coordinate egocentriche). 

Tuttavia, esiste anche un neglect centrato sull’oggetto osservato (coordinate allocentriche) per cui il paziente potrebbe non prendere in considerazione la metà sinistra di ogni elemento presente nella scena, indipendentemente dal fatto che esso si trovi alla sua destra o alla sua sinistra.

Neglect peripersonale vs. Neglect centrato sull’oggetto

Un piccolo aneddoto personale…

A questo proposito vorrei portarvi un aneddoto circa una paziente che ho seguito con interesse qualche anno fa. 

In seguito all’asportazione di un tumore cerebrale, la signora aveva sviluppato neglect, il quale risultava molto fastidioso nella quotidianità. Lamentava, infatti, che il marito le stava troppo addosso perché preoccupato per la sua incolumità. 

Le sue vecchie passioni erano diventate degli incubi: prima adorava la lettura di romanzi ma ora, non considerando l’esistenza del lato sinistro delle pagine, non ne riusciva più a capire il contenuto; amava fare lunghe passeggiate ma ora quest’attività si era trasformata in un gioco di scontri ripetuti con oggetti presenti nello spazio sinistro; anche le pulizie della casa erano diventate impossibili poiché non si accorgeva di aver pulito le superfici solo a metà

Alla fine del primo colloquio, la paziente è stata accompagnata fino alla porta ma il suo intento di centrare l’uscita è risultato vano: ne uscì uno scontro frontale con lo stipite sinistro. Con un espressione stile urlo di Munch, mi avvicinai alla signora chiedendole se stesse bene. Fortunatamente questa, massaggiandosi la fronte, scoppiò in una risata e con un po’ di autoironia mi disse che non avrebbe potuto riassumere in modo più efficace tutto ciò che aveva detto precedentemente in fase di colloquio.

Disturbi dell’attenzione: l’ADHD

Un altro disturbo che merita una menzione a parte è l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività). 

Si tratta di un disturbo del neurosviluppo poiché ha esordio nelle prime fasi della crescita, anche prima che il bambino inizi la scuola elementare. È caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione e/o iperattività

Ad esempio, a livello attentivo il bambino potrebbe commettere errori di distrazione nei compiti scolastici, avere problemi di concentrazione anche nelle attività di gioco, essere disorganizzato nella gestione delle attività, essere sbadato e perdere spesso oggetti oppure potrebbe sembrare disinteressato quando gli si parla e non ascoltare. 

A livello di iperattività, invece, il bambino potrebbe manifestare livelli elevati di agitazione, incapacità di rimanere seduto, intromissione nelle attività altrui e incapacità di aspettare. I sintomi chiaramente devono essere eccessivi per l’età o il livello di sviluppo.

Disturbi dell’attenzione: le malattie neurodegenerative

Alcune malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer o il morbo di Parkinson sono in grado di causare disturbi neurocognitivi conosciuti come:

  • MCI (Mild Cognitive Impairment) in caso di declino cognitivo moderato;
  • Demenza in caso di un quadro cognitivo più compromesso.

Ora non voglio entrare nel merito di queste patologie poiché verranno trattate in un articolo a parte, data la loro importanza. Infatti, come si legge nel World Alzheimer Report redatto da Alzheimer’s Disease International nel 2015, le stime a livello internazionale indicano che nel mondo vi sono circa 46.8 milioni di persone affette da demenza, con 9.9 milioni di nuovi casi ogni anno e un nuovo caso di demenza diagnosticato ogni 3 secondi. 

Si sappia solo che si tratta di una condizione in cui la persona va incontro ad un deterioramento cognitivo e funzionale e che la prevalenza aumenta con l’età. In questo caso, chiaramente, i disturbi dell’attenzione sono solo un tassello di un puzzle all’interno della sintomatologia.


I disturbi dell’attenzione: conclusioni

In questo articolo abbiamo parlato dei disturbi dell’attenzione, definibili come un’alterazione del funzionamento attentivo. 

Essi possono essere determinati da lesioni cerebrali ma possono essere inclusi anche nella sintomatologia di alcuni disturbi psichiatrici quali la depressione o l’ansia, in alcuni disturbi del neurosviluppo, in alcune condizioni di stress o di assunzione di sostanze (alcool, stupefacenti, farmaci).

Abbiamo parlato sia di deficit attentivi specifici riguardanti ognuna delle componenti dell’attenzione (dovuti quindi a lesioni mirate in alcune aree cerebrali), sia di deficit attentivi che riguardano più componenti dell’attenzione dovuti a compromissioni più vaste. Tra questi ultimi abbiamo parlato del neglect, dell’ADHD e delle malattie neurodegenerative, alle quali però dedicheremo un articolo a parte.


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Categorie: Attenzione

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